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Mi sono innamorato di un sogno

Ogni mattone è un ricordo saldato nella memoria di un uomo da una vita di calcestruzzo. Cosa accade quando ci rendiamo conto di dover abbandonare quei mattoni che sono stati i nostri migliori amici, che hanno visto i nostri momenti di tristezza e di amore senza mai tradirci, proteggendoci nella loro dolce oscurità? Una casa ha molto da dire e in Murmures des murs decide di raccontarsi mormorando sul palco sogni ed emozioni che si alternano e si mescolano nei continui cambi di scena che due amanti inseguono di corsa, anche se di mettere i piedi per terra non vogliono sentir ragione, ballando sopra e fuori da vecchi e grinzosi tavoli e saltando tra ambientazioni fiabesche e palazzi diroccati, ostacolati da mantidi di cellophane, creature irreali e mostri amorfi per sfuggire da un operaio con il caschetto che cerca disperatamente di ottenere la firma per la demolizione.
La rappresentazione non lascia spazio ad un commento immediato, come dimostrato nei tre appuntamenti di Aprile al Teatro Giuseppe Verdi, sicuramente per la presenza di un climax ascendente che abbraccia l’intero spettacolo, ma anche perché dominata da una meravigliosa e affascinante Aurélia Thierrée, nipote del grande Charlie Chaplin e figlia di Victoria Thierrée Chaplin, autrice e produttrice dell’opera. Lo spettatore in qualunque caso, rimane con il fiato sospeso per tutta l’ora abbondante di esibizione.
Murmures des murs è antico e quotidiano, è vivace e angosciante, è un’idea con la leggerezza di un sogno e la tristezza della realtà. Consigliato a bambini, ragazzi e ad adulti che vogliono tornare ragazzi in un singhiozzo nostalgico.

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