Recensioni

La Traviata, melodramma di Giuseppe Verdi.

Come aprire la stagione teatrale se non con una grande festa? Non una festa qualunque, ma quella maestosa parigina che Violetta dà nella sua dimora. Nel primo atto della Traviata, dopo il preludio che espone i due motivi dell’opera (morte e amore), vediamo rappresentata sul palco – affollato dai protagonisti e dal coro nelle vesti degli invitati – questa grandiosa festa che raggiunge l’apice con il famosissimo brindisi Libiamo, libiamo ne’ lieti calici. Un’esplosione di allegria, una vivida rappresentazione dei divertimenti della borghesia dell’Ottocento evidenziati dalle musiche triviali, dai valzer e dalle quadriglie che riescono a trasportare lo spettatore nei saloni parigini. Le scene di festa svolgono un ruolo fondamentale non solo nel primo atto ma anche nel secondo; scene in cui la borghesia si diverte, una borghesia di cui Violetta, come è ben noto, sarà la vittima sacrificale. Colpiscono, in queste scene, soprattutto le musiche, i costumi e le affascinanti danze che fungono da contrasto con il terzo atto che si svolge nella spoglia camera da letto della malata Violetta, che morirà dopo aver avuto un ultimo slancio di vitalità dato dall’amore che ha mosso l’intera opera e sembra muovere davvero tutto: l’amor che move il sole e l’altre stelle (Dante, Paradiso, XXXIII). A fine spettacolo, calorosi gli applausi che hanno richiamato il cast sul palco più volte.

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