Recensioni

La signorina Else

Un tuffo in una mente logora da contrasti e contraddizioni. Questa è la storia raccontata da Else, una ragazza molto giovane costretta a scegliere tra svendere il suo corpo ad un uomo ricco attratto da lei o lasciare che suo padre finisca in prigione.

Il tutto è narrato attraverso un flusso di coscienza complesso e a tratti disorientante, ma che fa trasparire perfettamente la personalità della protagonista, giovane e spesso ingenua, ed il lento processo che la porta all’esaurimento.

Inoltre dai personaggi attorno a sè, che siano solo nominati o effettivamente presenti in scena, Else riceve solo indifferenza, in primo luogo dai genitori ed in particolare dal padre, evidentemente cosciente della possibilità che l’uomo da cui manda sua figlia possa chiedere qualcosa in cambio.

L’indifferenza di una comunità che si rende conto del problema solo quando la ragazza arriva a compiere un atto eclatante, impensabile per il decoro comune dell’epoca in cui si svolge la vicenda.

È da notare inoltre il mutamento dell’uomo a cui Else si rivolge per ottenere il denaro. Egli infatti appare in un primo momento viscido e perverso, pronto ad approfittare della situazione per ottenere ciò che vuole. Ma quando si trova materialmente a chiedere alla ragazza di poterla vedere senza vestiti si mostra timido ed insicuro, risultando paradossalmente molto più infantile della ragazza a cui si rivolge, portando lo spettatore quasi a provare pena per lui; sebbene stia di fatto facendo una richiesta orribile.

La conclusione lascia con l’amaro in bocca ma molti pensieri in mente, come è spesso inevitabile per una storia che racconta un pezzo di umanità.

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