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La versione di Barbie

La comicità non è uno strumento facile da utilizzare, soprattutto per veicolare un messaggio di protesta contro la violenza sulle donne; ma Alessandra Faiella ci prova (e ce la fa!!).

Con un’ironia pensata e non banale ci fa ridere per quasi tutto lo spettacolo, senza risparmiare parolacce e allusioni alla spietata decapitazione di bambole. Il vero scopo della Faiella non è però quello della risata fine a se stessa bensì mira ad un riso che lascia un po’ l’amaro in bocca. Uno di quelli che quando hai finito di ridere per quel che ti pareva un’assurdità, cominci a pensare che questa che fa la scema sul palco non parli poi di cose così astratte o lontane dal quotidiano.

“Ovviamente erano tutte donne quelle in sala” … eh no! Non è vero, perché oltre alla partecipazione di alcune classi delle superiori (dove quindi si ha sì una presenza maschile ma “obbligata”) si poteva notare tra i presenti una inaspettata parte di uomini. Qui però sorge spontanea una domanda: “Saranno stati attirati dalla mera comicità o dall’urgenza di approfondire la conoscenza di questo tema?”. Noi del GMAG, che non siamo maligni, siamo CERTI che fossero lì per un arricchimento personale.

Al termine dello spettacolo la Faiella ha dedicato un po’ del suo tempo a rispondere ad alcune domande e, fra le altre cose, ha sollevato un punto di vista interessante: sostiene che vista e considerata la storia millenaria dell’emarginazione della donna, è assai arduo che da quando sono spuntati i primi movimenti femministi (circa  un secolo fa) si possa avere uno stravolgimento radicale; questo è un po’ l’atteggiamento del “tutto e subito” da cui siamo assolutamente e decisamente circondati di questi tempi, bisognerà quindi pazientare un altro poco, il che non significa affatto stare a guardare la macchina che si muove lentamente da sola ma fare qualcosa affinché le cose cambino, IN FRETTA !!!!

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